Apocalisse. La fine della politica

15 giugno 2010

Ebbene sì. Quanto scrivevo in questo blog il 10 aprile si è compiuto. Siamo giunti al finis terrae. Non è proprio l’armageddon ma i segnacoli di futuribili apocalissi partitiche ci sono tutti. Il PDL, il partito del predellino, seppure in buona tenuta nei sondaggi, rischia di diventare, a posteriori, una Forza Italia allargata che ha metabolizzato alcuni esponenti di punta di AN. Sta di fatto che, almeno nell’opinione pubblica, è passata l’idea che il PDL non sia tetragono e monolitico come sembrava.

Se Atene piange, Sparta non ride. La profezia del Veltro-ni (come io la definivo mesi fa sempre in questo blog) si è compiuta: un PD depresso, guidato dall’anemica coppia D’Alema-Bersani, in vena di rispolverare antiche coalizioni antiberlusconiane, scende nei sondaggi, tanto da ringalluzzire un Veltroni che rivendica di aver guidato e dato linfa a un Partito che aveva almeno 10 punti percentuali in più e che si proponeva come una formazione a vocazione maggioritaria. I due colossi dai piedi di argilla cominciano a sfaldarsi per effetto di un processo di balcanizzazione del territorio politico italiano. I grandi progetti di megapartiti, a destra come a sinistra, in grado di inglobare tutto e di fronteggiarsi in una sorta di bipartitismo all’americano sono miseramente falliti proprio in ragione del fatto che sono nati per fusioni a freddo.

Da un lato, il Partito Democratico ha provato a far dialogare l’anima pidiessina con quella cattolico–margheritiana, divenendo una sorta di arca catto-postcomunista verniciata di americanismo che avrebbe dovuto raccogliere, in modo meno confuso, l’eredità di quella santa alleanza che fu l’Ulivo prodiano.

Dall’altro il Popolo della Libertà, nato più per fini elettorali che per reale consonanza tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, un partito del predellino fortemente carismatico e gravitante intorno a Berlusconi. Era buona cosa l’intento di pensare ad una semplificazione dello scenario politico italiano attraverso la creazione di due partiti che rappresentassero la polarità tories-labour o quella americana democratici-repubblicani. Ma ciò può accadere soltanto in un paese democraticamente maturo e pacificato.

L’Italia non è né democraticamente matura né pacificata. Non ancora libera del tutto dalle ideologie che hanno animato lo scontro degli anni 70, l’Italia sconta un cinquantennio di democrazia bloccata, senza alternanza vera, cui ha fatto seguito l’apocalisse partitica determinata dalle inchieste giudiziarie e dalla caduta del muro. Poiché Tangentopoli non fu soltanto la somma delle inchieste sulla corruttela, ma si profilò come uno scontro tra apparati dello stato, tra gruppi di potere, tra giudici e politici, allora non possiamo nasconderci che questo è un paese dove certa magistratura e certo potere politico si sfidano continuamente, dove le manovre politiche sono dettate da élites economico-finanziarie (in ossequio alle teorie delle élites di Pareto e Mosca) e dove, più che in altri paesi, c’è sempre aria di resa dei conti.

Franco Forchetti

 

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