25 novembre 2009

Un quodlibeta interministeriale

Un quodlibeta di medievale memoria ha divertito gli italiani. Quella tra il ministro Brunetta e il ministro Tremonti. Brunetta, lamentandosi della politica economica di Tremonti, ha fatto notare che questi non è un economista ma un giurista. Tremonti ha replicato di essere solo un leguleio, spiegando che il suo professore Piero Calamandrei, a chi gli diceva di essere un giurista, replicava: “Sei solo un laureato in legge”.

Dietro l’amena schermaglia linguistica, si adombrano questioni venerande e terribili. I due accademici, come nella migliore tradizione universitaria del Bel Paese, non si risparmiano battute al veleno, evocando, mutatis mutandis, le dispute teologiche tra i maestri medievali. Al di là della lotta tra economisti e giuristi raffiora una vecchia questione: a governare sono meglio i politici o i tecnici?.

Nella storia della I Repubblica è accaduto sovente che i ministri non fossero necessariamente esperti nelle questioni di cui il ministero istituzionalmente si occupava: cosicché laureati in legge si trovavano a dirigere il dicastero dell’agricoltura mentre eminenti filosofi governavano i dicasteri economici. L’alternativa è stata sempre quella di un governo tecnico dove ogni ministero è retto da un addetto ai lavori senza colorazione politica. La querelle è più profonda: meglio un governo di politici o di tecnocrati? Conta la visione politica o il pragmatismo risolutivo degli esperti?

La laurea esprime davvero il nostro potenziale? O non è forse vero che sovente il talento è più eclettico ed olistico di quanto non dica un mero titolo? Esistono manager eccellenti laureati in filosofia ed economisti con talento nelle lettere.

L’atomismo specialistico universitario contro l’eclettismo transdisciplinare.

E’ questa la sfida serissima che il battibecco Brunetta-Tremonti ha adombrato e che – si spera – susciti fermento nel paludato e paludoso mondo accademico.

Franco Forchetti

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