La Lega Nord all’ultima crociata

 

30 novembre 2009

 

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Videoblog “I lombardi all’ultima crociata” (1° parte)

Videoblog “I lombardi all’ultima crociata” (2°parte)

“Andate dunque con piena fiducia, cavalieri, e affrontate senza timore i nemici della croce di Cristo…”

San Bernardo, De Laude

 

 

“O Signore, dal tetto natio

Ci chiamasti con santa promessa,

noi siam corsi all’invito d’un pio,

giubilando per l’aspro sentier.

Ma la fronte avvilita e dimessa

Hanno i servi già baldi e valenti!

Deh! Non far che ludibrio alle genti

Sieno, Cristo, i tuoi fidi guerrier!

O fresc’aure volanti sui vaghi

Ruscelletti dei prati lombardi!

Fonti eterne! Purissimi laghi!…”

Giuseppe Verdi, I lombardi alla prima crociata

 

I neotemplari leghisti

C’è un soggetto che vorrebbe promuovere un referendum sui minareti come quello che si è svolto in Svizzera. Lo stesso soggetto vorrebbe inserire il simbolo del crocifisso nella bandiera nazionale. Si tratta forse del Vaticano?

No. Le proposte provengono dal partito della Lega Nord. E’ singolare che questa forma di crociata anti-islamica venga guidata da un partito che, alla stregua degli altri partiti, non si è mai considerato un partito confessionale. Semmai è legittimo parlare di una formazione politica laica, che annoverava tra i suoi fondatori storici anche ex militanti del Pc e comunque personaggi “laici”, che, in seguito al crollo della DC, intercettò il voto cattolico del Veneto.

 

Nel 1994 Roberto Cartocci, docente di metodologia delle scienze politiche all’Università di Bologna, scriveva:

 

 

“(…) la Lega ha trovato nella Chiesa l’unico ostacolo in grado di contrastarla su una pluralità di piani. Sul piano dei valori e delle identità essa si è opposta alla Lega richiamandosi ai valori della solidarietà (tra Nord e Sud) e rivendicando, nel segno della fede cattolica, la fondamentale unità culturale del popolo italiano, di gran lunga antecedente all’unificazione politica”

(R. Cartocci, Fra lega e chiesa. L’Italia in cerca di integrazione, Bologna, Il Mulino, 1994, p. 204).

 

 

Cartocci sosteneva che Lega e Chiesa hanno risposto in modo diverso ai bisogni di identità e integrazione della popolazione italiana. Dalla sua analisi traspare una contrapposizione tra l’universalismo cattolico, solidale, ecumenico, orientato alla difesa della nazione italica e il particolarismo leghista, espressione di una “subcultura” territoriale a vocazione etnica e antipolitica.

La storia ha mostrato – a dispetto dell’analisi opinabile di Cartocci – che la Lega è stata molto più che una subcultura territoriale e che a tutt’oggi sembra essere la formazione politica più tetragona e meno volatile. Mentre gli altri partiti stanno conoscendo mutazioni genetiche ed evoluzioni di ogni sorta, la Lega continua ad essere un organismo politico stabile, coerente e assai poco proclive alla negazione della sua storia.

 

 

La lega e il pensiero debole

 

La Lega nasce come partito aconfessionale che riesce, però, ad intercettare, all’indomani di Tangentopoli, il voto del cattolicissimo Veneto.  La Pivetti incarna in quegli anni l’anima cattolico-vandeana della Lega in grado di dialogare con il Vaticano. Salvo essere rinnegata da Bossi in una fase successiva con un momentaneo corto circuito dei rapporti tra il partito e la Santa Sede. Ma è innegabile che l’elettorato leghista continui ad essere costituito da una cospicua presenza di ferventi cattolici.

 

All’indomani dell’11 settembre 2001 si verifica la svolta. L’intensificarsi del fenomeno migratorio e il coevo epifenomeno del terrorismo di matrice islamica generano tensione e conflittualità tra il mondo cristiano e il mondo maomettano. La posizione dura e oltranzista della Fallaci, affiorante nella Rabbia e l’orgoglio, è quella di chi vede nell’Islam un pericolo per la democrazia e l’Occidente e di chi interpreta l’intero mondo musulmano come un universo pervaso dal concetto di jihad.

Il Fallaci-pensiero, filo-occidentale e anti-islamico, rifiutato dall’intellighenzia di sinistra e dai benpensanti, ha trovato però un humus fertile nella magione neo-templare leghista tanto che, negli ultimi anni,  la Lega è stata percepita come un partito iper-cattolico: i “crociati” di Pontida cominciano a polemizzare con il Vaticano moderato; scendono in piazza per difendere chiese e crocifissi; esprimono il bisogno che l’Europa rivendichi e proclami le proprie radici cristiane; si lamentano di un pernicioso relativismo culturale che loro bollano come paura e debolezza.

Baget Bozzo e l’Anticristo

Gianni Baget Bozzo, nell’Anticristo, ha scritto:

 

“La straordinaria forza dell’Islam nel nostro tempo sta nel fatto che esso respira l’eterno (…) Sono finite le grandi religioni neopagane, il fascismo, il nazismo. E’ finita la grande eresia cristiana, il comunismo (…) Su Dio scende il silenzio. Egli viene presentato non come il Mistero, ma come un aspetto del mondo. E’ qui che il regresso del Cattolicesimo innanzi all’Islam appare più radicale. Perché solo l’Islam oggi annuncia al mondo la verità del Dio trascendente, del Dio che deve essere adorato.

Perché i vecchi popoli non occidentalizzati hanno ancora un Dio per cui vale la pena di morire: lo hanno gli islamici. E gli uomini che sanno sfidare la morte, i popoli che sanno sfidare la morte hanno ancora in qualche modo una religione per cui morire

(…) Ci siamo vergognati della Croce unita alla spada, alla natura, alla storia, ai suoi rapporti di forza. Ci vergogniamo di aver pensato a una egemonia culturale sul mondo (…). L’Occidente (…) ha respinto l’idea che la civiltà che nasceva nelle terre cristiane aveva un seme divino che mancava alle culture che non nascevano da tali radici (…)”.

 

Gianni Baget Bozzo, L’anticristo, Milano, Mondadori, 2001.

 

Quella di Don Gianni è, anzitutto, una presa di posizione teologica volta a rivendicare l’esistenza ontologica e storica del diavolo, fin troppo trascurata e negletta dal pensiero della Chiesa moderna, che si traduce nella critica degli atteggiamenti di “debolezza” manifestati dall’Occidente cattolico anche nei confronti delle religioni altre. Baget Bozzo sembra invocare il ritorno di una Chiesa più forte, più pugnace, meno relativista e più ancorata al mistero del’incarnazione.

Non credo che le parole di Don Gianni vadano interpretate alla lettera e considerate come l’apologia di una sorte di neofondamentalismo cattolico. Sarebbe pericoloso ritornare ad una contrapposizione tra civiltà religiose e abdicare a ciò che connota la cultura cristiana: l’umile ricerca del dialogo e della pace. Ma sarebbe sbagliato per la Chiesa perseguire un relativismo culturale che affievolisca l’intrinseca forza della Croce e la sua capacità di dispiegarsi nel tempo e nello spazio. Pur nell’orizzonte dell’ecumenismo e dell’armonia interreligiosa, è necessario che la Chiesa non smarrisca la consapevolezza di essere l’unica vera portatrice del messaggio di Dio.

Se questo è vero nello spazio del sacro, lo è anche in quello profano. I destini dei partiti, che più degli altri si richiamano alla tradizione cattolica – pur non assurgendo a partiti confessionali – sono legati alla capacità di agire, in modo latente, come agenti laici del messaggio divino, come attori storici che guardino alla trascendenza, come interpreti attivi ed evangelisti secolari della Rivelazione. Il riferimento è al PDL e all’UDC: essi si giocheranno il loro futuro elettorale anche sul piano dell’azione politica in nome di Dio. Da un lato, l’UDC ha il diritto di rivendicare l’eredità della Democrazia Cristiana e, pur non potendo far leva sull’unità politica dei cattolici, può difendere la continuità storica con il partito più storicamente vicino alla Chiesa. Dall’altro, il Popolo della Libertà è nato anche nel segno di Baget Bozzo che, con la propria straordinaria vocazione al misticismo e alla libertà, ha irradiato l’animus politico di Berlusconi e degli altri fondatori del partito.

Nel frattempo appare singolare che a usbergo della Croce, in modo visibile e riconoscibile, si sia schierata solo la Lega Nord.

 

Le “crociate” oggi partono da Pontida. Alla faccia del pensiero debole.

Franco Forchetti

Lunedì, 30 Novembre 2009

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