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6 aprile 2010

 

L’impero di Cindia, la Padania e il Pdl

Mentre nel Belpaese i reggenti dello Stato dibattono sulla forma della nuova Repubblica e discutono se il semipresidenzialismo alla francese possa temperare la spinta centrifuga delle nuove futuribili repubbliche del nord, dell’Etruria e delle Due Sicilie, nel convincimento che piccolo è bello, i barbari premono alle porte.

Come ricorda Romano Prodi in una conferenza universitaria,l’Impero di Cindia (Cina e India) detta le sue regole al mondo, mentre l’America di Obama sembra ignorare come interlocutore la cara vecchia Europa, ancora solida finanziariamente ma meno tetragona dal punto di vista politico. Invece di dedicarci a rafforzare il sistema Europa, per poterlo contrapporre ai giganti Usa, Brasile e Cindia, i maggiorenti dello stato lavorano per rafforzare gli Stati-regione coltivando l’illusone che il piccolo Davide del nord possa sconfiggere i nuovi Golia del globo. Tremonti aveva ragione nel voler contrastare il mercatismo e nell’invocare misure protettive per la nostra economia nei confronti dei produttori emergenti.

Ma ormai la frittata è fatta. E’ giusto pensare, come fa la Lega, ad incentivi per scoraggiare la delocalizzazione e a rivendicare un federalismo fiscale più munifico nei confronti del Nord, ma sarebbe folle vagheggiare tre o quattro Italie. Torneremmo ad una cartina geografica rinascimentale con stati e staterelli pronti ad essere fagocitati dal Golia di turno. Se Berlusconi cede alla deriva leghista e al secessionismo camuffato da federalismo, rischia di divenire l’alter ego di Bossi nella costruzione di un’improbabile e anacronistica Repubblica del Po.

Tenere insieme il paese, scongiurare lo scollamento socio-economico, fugare il pericolo di tensioni etniche, stringere un nuovo e forte patto nord-sud per lo sviluppo: questa deve essere la sfida del neonato partito del Popolo delle Libertà. Un grande nuovo stato per una nazione più coesa nel solco di Sturzo, Dossetti e De Gasperi. Non una Repubblica della bassa padana che si condannerebbe per nanismo politico al lento declino.

Franco Forchetti

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