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Wikileaks e i 3 giorni dell’anatra zoppa

28 settembre 2010

Chi non ricorda le vicissitudini dell’agente della CIA, nome in codice “condor”, impegnato a sfuggire alla stessa CIA che aveva ordinato di far fuori alcuni suoi dipendenti, colpevoli di aver scoperto, scartabellando tra libri e documenti, notizie compromettenti.

Ma non è più tempo di condor. Semmai di anatre zoppe o, al limite, di quaglie parlanti. Le tanto attese rivelazioni sui dossier segreti americani non soltanto sembrano “aria fritta” in quanto anche la casalinga di Voghera aveva subdorato, pur nella sua proverbiale indifferenza nei confronti dei massimi sistemi, quello che i dossier annunciano come le verità scomode.

Tanto valeva annunciare, in qualche dossier, che la terra sta per essere invasa dagli ultracorpi o dalle armate di Ming e rivelare che stanno per richiamare in servizio Flash Gordon. A parte questo 11 settembre dello spionaggio, che qualche giornalista ha già definito il 1 aprile dello spionaggio tautologico, rimane singolare il fatto che qualcuno si meravigli che gli Stati Uniti, così come altri paesi, raccolgano informazioni e redigano dossier sugli altri paesi.

Ab urbe condita, tutti gli stati spiano gli altri stati e producono montagne di relazioni. Del resto c’è ancora qualche buontempone in Italia che auspica che i servizi segreti siano trasparenti: il che, come ossimoro, è degno delle poetiche del Barocco.

Franco Forchetti

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