La Lega e l’egemonia culturale

 

L’articolo di Francesco Borgonovo, sulla Verità del 25 maggio, sull’egemonia culturale di sinistra che, a suo avviso, è intollerante nei confronti delle culture politiche concorrenti individua un problema che non è solo intellettuale ma riguarda anche, ad esempio, il futuro della Lega. Un partito che ha raggiunto il 34% dei consensi alle ultime europee non può aspirare solo ad accreditarsi come il partito del buonsenso, del pragmatismo e della concretezza ma dovrà raccogliere la sfida della contro-egemonia culturale. Il fatto che la Lega operi e comunichi sostanzialmente come un partito “anti-intellettualistico” non vuol dire che non esista un retroterra culturale e che non vi siano coordinate intellettuali, tanto che Francesco Giubilei ha indagato la koiné culturale della Lega nel libro I riferimenti culturali della Lega di Salvini (Giubilei-Regnani, 2018).

Egemonia culturale. Da Umberto Eco a Marcello Veneziani

Se l’egemonia culturale di sinistra è oggi ancora dominante, come rileva Borgonovo, non deriva solo dalla capacità “gramsciana” di occupazione della “casematte” della cultura ma anche, come scriveva Umberto Eco, in un articolo riportato nel libro A passo di Gambero (2000), dal fatto che la cultura di sinistra, dove si incontravano laici, azionisti, liberali e persino crociani, appariva più attraente (almeno per la maggior parte della giovani menti in formazione), negli anni ’50 e ’60, della cultura cattolica, troppo ferma, per Eco, su neotomisti e spiritualisti gentiliani, mentre a sinistra si leggevano e rielaboravano Marx, Heidegger, Nietzsche, Sartre, Marcuse, Deleuze e molti altri. E’ Marcello Veneziani a spiegarci le possibili ragioni dell’eclisse della cultura di destra in Italia (“Chi ha ucciso la cultura di destra in Italia?” fonte:www.marcelloveneziani.com): il ruolo appunto dell’egemonia culturale di sinistra; l’avvento del berlusconismo come egemonia sottoculturale che ha sterilizzato l’autentico pensiero di destra; le disavventure della destra politica; una certa “indole impolitica” dell’intellighenzia di destra allergica a ruoli di militanza “organica”; la deculturazione generale in atto. Senza contare il fatto che gli intellettuali cattolici, dissoltasi la Dc, hanno conosciuto la diaspora, andando sia a sinistra che a destra.
E’, dunque, la contro-egemonia culturale il vero orizzonte a cui la Lega, insieme agli altri partiti del centrodestra, dovrebbe guardare, anche al fine di formare nuove élites intellettuali da inserire, “gramscianamente”, nelle scuole, nelle università, nei media e nelle case editrici, più sensibili alle teorie del conservatorismo e del liberalismo.

 

Mappa (parziale) per il pensiero conservatore e sovranista. I contributi di Ocone e Giubilei nel solco di Veneziani.

 

Ma è possibile davvero tracciare una mappa della cultura di destra o, se si preferisce, della cultura conservatrice? Il realismo politico di Schmitt e Machiavelli, il liberalismo crociano (inteso come filosofia storicistica della libertà), il pensiero della tradizione e della nostalgia delle origini di cui tratta anche Veneziani, il conservatorismo intellettuale ed etico del partito repubblicano americano e dei gruppi teo-con, senza dimenticarsi dei classici, da Jünger ad Heidegger a Nozick (per citarne solo alcuni), il pensiero dell’irrazionale e del mitico (e mai ossimoro fu più denso di suggestioni) quale prende forma nella filosofia editoriale di Adelphi. Insomma, le egemonie culturali si combattono con contro-egemonie. Il bipolarismo (obiettivo più concreto del partitismo), se da politico vuol divenire anche culturale, passa attraverso la definitiva legittimazione culturale del conservatorismo di destra, dando origine ad uno spazio intellettuale ampio e fecondo dove possano dialogare neoconservatori, repubblicani filo-trumpiani, sovranisti, leghisti, cattolici conservatori, tradizionalisti di destra, ecc.

Il libro di Corrado Ocone

 

Da dove cominciare per una simile Kulturkampf? In realtà esiste già un’ideale biblioteca – che via via si accresce – della cultura di destra e conservatrice e che, oggi, si arricchisce di quei contributi che provano a tracciare i confini di un nuovo pensiero che tali autori classificano come sovranista ed euroriformista. Oltre ad altri saggi di Francesco Giubilei (l’ultimo è appunto Europa sovranista, Giubilei-Regnani 2019), storico del pensiero riformatore, vi è il saggio che il filosofo Corrado Ocone dedica ( Historica Edizioni, 2019) alla crisi del modello razionalistico e astratto dell’Unione Europea da sostituire con un paradigma più vicino al tema delle nazionalità e delle libertà. Ma già Marcello Veneziani aveva delineato le coordinate di una nuova “ragione” di destra (La rivoluzione conservatrice in Italia, Dio patria e famiglia dopo il declino, La cultura della destra, ecc.) che, purtroppo, non era riuscita a trovare nel berlusconismo un humus fertile in grado di generare un’autentica cultura conservatrice capace di tradursi in un maturo bipolarismo politico.

Il libro di Francesco Giubilei

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La politica del consenso per la Lega e per gli altri partiti della galassia del centro-destra, nel lungo periodo, si gioca anche su questo.

Franco Forchetti

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