Franco Forchetti

L’uomo è una fune sospesa tra l’animale e il superuomo, – una fune sopra l’abisso (…) Quel che è grande nell’uomo è che egli è un ponte e non una meta: quel che si può amare nell’uomo è che egli è transizione e tramonto
(F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra)

Salvini “volpe” del deserto ferragostano. Come fare “campagna” elettorale al “mare” tra Nietzsche, Machiavelli e Morisi

 

Salvini e la razionalità “emotiva” nella comunicazione politica

 

Molti non se l’aspettavano. La crisi di governo alle porte di Ferragosto mentre tutti i parlamentari (tranne, presumibilmente, quelli della Lega) si accingevano goldoniamente alle “smanie” della “villeggiatura”. Della probabile crisi post-elezioni europee si è molto parlato ma diversi retroscenisti politici escludevano la caduta del governo. Open, diretto da Enrico Mentana, aveva sollevato la questione il 22 giugno scorso e, nei commenti all’articolo sulla bacheca facebook di Mentana, anche il sottoscritto (cfr. foto), umile osservatore, preconizzava il “big crunch” del governo. Singolare, tuttavia, che alcuni dei retroscenisti “no crisi” oggi si affrettino a rimarcare che loro la crisi l’avevano prevista.

Il punto è che l’errore dei retroscenisti, che escludevano categoricamente la crisi, si basava su una visione iper-razionale – o come direbbero gli epistemologi una visione nel segno della “razionalità assoluta” – per la quale Salvini avrebbe dovuto valutare e soppesare tutte le variabili e le conseguenze della sua scelta e, alla fine di questa immane operazione di calcolo “razionale”, avrebbe dovuto concludere che fosse meglio non rompere con i pentastellati. L’obiezione, per cui un parlamento eletto da poco più di un anno non avrebbe interesse a tornare subito al voto ma coltiverebbe l’ambizione di una durata quinquennale (per ragioni facilmente intuibili), cade dinanzi alla constatazione che in quel parlamento un certo partito, se tornasse al voto, potrebbe raddoppiare la sua consistenza numerica.
La leadership di Salvini non è improntata alla “razionalità” assoluta e alla gestione “armonica” dei conflitti. Siamo in presenza di una leadership realista, muscolare, volitiva, “emotiva” – nella misura in cui tenta sempre di stabilire una costante empatia con i suoi elettori – che si muove secondo la contingenza storica e, soprattutto, che si modella intorno ad alcune “verità” di comunicazione.

 

Salvini “nietzscheano”? La comunicazione politica tra “normalità” e “superomismo”

 

E’ noto che l’ipotesi di staccare la spina al governo Conte è in campo dal giorno successivo alle elezioni europee e che Salvini si è mosso in modo ondivago, anche se, fin da subito, i discorsi pubblici di Salvini lasciavano presagire tale esito. “Funambolo” sulla corda tesa tra l’uomo e il “superuomo” politico – riadattando con beneficio d’inventario un’immagine e una metafora del Così parlò Zarathustra di Nietzsche -, Salvini è il leader che gioca appunto tra il suo voler essere “normale”, narrando sui social la sua vita di “italiano medio” (ciò che i sociologi chiamano “pipolization”), e l’ambizione di costruire una premiership forte, sul modello di quelle di Putin, di Orban e di altri leader, fondata sulla triade “patria”, “religione” e “famiglia”. Nietzsche scriveva che “quel che è grande nell’uomo è che egli è un ponte e non una meta” e aggiungeva che “quel che si può amare nell’uomo è che egli è transizione e tramonto”. Ebbene Salvini ha scelto di “tramontare” sull’orizzonte di questo governo con i 5s e di sfidare, da solo, gli altri avversari politici, chiudendo perfino ad ipotesi di alleanze pre-elettorali.

Non appaia fuori luogo ed esagerata la citazione di Nietzsche perché, se sostituiamo il “superomismo” filosofico con il “cesarismo” in politica,  possiamo tracciare una lunga storia che va da Craxi a Salvini, passando per Berlusconi e Renzi: nessuno di loro si è sottratto alla tentazione del “cesarismo napoleonico” nel convincimento di una possibile conquista del potere e del suo esercizio “forte” in nome di una presunta volontà popolare. Ma ciò appartiene alla fisiologia delle democrazie contemporanee sempre più orientate verso leadership personalistiche e populiste e nemmeno l’Italia ha potuto evitare la trasformazione de facto della democrazia parlamentare in una “popolocrazia” (per dirla con Diamanti e Lazar) gestita da leader forti, accentratori e capaci di disintermediare, attraverso i social, il rapporto con gli elettori, cambiando radicalmente il concetto di comunicazione politica.

 

La spiaggia e il deserto televisivo. Scegliere i luoghi nella comunicazione politica

 

 

Le tappe del tour estivo di Matteo Salvini. Un nuovo modo di fare comunicazione politica
Fonte: account facebook di Matteo Salvini

E’ successo appunto dopo il tramonto sulla città di Pescara allorché nel comizio serale Salvini ha annunciato la crisi di governo, seguito in diretta tv solo da In Onda (sulla 7), con Telese e Parenzo gongolanti per lo scoop, e dalle reti all-news. I big dell’informazione mainstream non c’erano perché, in questi giorni, c’è solo il palinsesto estivo fatto di repliche, film e secondo linee. E non è casuale che Salvini abbia scelto proprio questo frangente “televisivo”, quello nel quale i suoi arci-nemici mediali non sono in onda e non possono cannoneggiare su di lui.

Tutto studiato, forse con la supervisione del “cardinal Mazzarino” Giorgetti che, da tempo, stando alle indiscrezioni, premeva per un ritorno alle urne, come, del resto, osserva acutamente Corrado Ocone proprio su formiche.net (Giorgetti, a lui l’oscar per il miglior attore non protagonista della crisi). Anzitutto i luoghi: le spiagge, dove Salvini è andato sia per divertirsi che per fare comizi. Da Papeete, dove Salvini faceva il dj e ballava dinanzi a una cubista, a Pescara, dove si è consumato lo strappo e dove è iniziata la sua “guerra lampo” nel deserto ferragostano. Ha preso tutti di sorpresa (tranne i suoi fedelissimi), ha rotto con Conte proprio quando gli altri (i suoi avversari politici e mediali) se ne stavano al mare o comunque lontano dalla tenzone. E ha fissato un tour elettorale, sul modello del Jova Beach Tour, nel Sud, quel Mezzogiorno dove la Lega non è ancora forte come lui vorrebbe e che lui vuole definitivamente sottrarre all’egemonia pentastellata. E mentre gli altri si chiedono come sia potuto accadere e cosa accadrà ora in parlamento e al Quirinale, lui è già in movimento, tra il Viminale, il Senato e le spiagge del Sud. E’ la strategia dell’azione pura, del pensiero-azione, della rapidità di esecuzione con la quale spiazzare avversari e perfino gli amici.

 

Il “genio” nella comunicazione politica: il tempo giusto

Che cos’è il genio?” – si chiedeva il Perozzi di Amici miei atto II – “È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione”. (guarda il video) Non vi è dubbio che sia stato “genio” politico innescare – per usare l’espressione del premier Conte nella conferenza stampa successiva al comizio di Pescara – una crisi alle porte dell’incandescente Ferragosto da parte di un Salvini che sembra dare la sensazione – ma anche questa è comunicazione politica – di essere l’unico leader politico a pieno regime, che fa comizi anche durante le ferie, mentre gli altri “villeggiano” o sono impegnati in “pourparler” estivi. In questo modo Salvini ottiene un primo risultato fondamentale: siccome metteva in conto di essere accusato di aver fatto saltare il Governo di sua iniziativa e che forse non sarebbe stato sufficiente giustificare lo strappo solo con la sua intolleranza ai troppi “no” degli alleati, Salvini ha considerato che la lunga estate calda avrebbe decisamente smorzato tale accusa e, soprattutto, che nessuno dei suoi arci-nemici mediali avrebbe avuto tempo e modo di accusarlo sulla pubblica piazza televisiva.

Lo scrive anche “Open” ( https://www.open.online/2019/08/09/il-timing-di-salvini-tra-le-scissioni-di-forza-italia-e-forse-pd-e-il-testacoda-m5s/?fbclid=IwAR1cDMuEYBL3IevGtrvSyp6qcbxTwPVIEpimQJKEXZhLc9t4MRTnl3GB8kU) quando parla di un timing non casuale per via del fatto che Salvini agisce a tutto campo in un momento in cui i suoi avversari sono disorganizzati (il M5s in crisi, il Pd sull’orlo di una possibile scissione renziana e una Forza Italia lacerata da un’emorragia di consensi ed esponenti).

 

Le cause del “divenire” salviniano. La politica in movimento

 

Che vi siano anche ragioni sostanziali in questa accelerazione improvvisa, è fuor di dubbio. I dissidi con gli alleati, l’appoggio dato dal M5s alla candidatura di Ursula Von der Leyen, mai amata dalla Lega – che avrebbe invece preferito rendere più difficile l’elezione dell’attuale Presidente di Commissione -, come del resto aveva scritto Roberto Arditti sull’ Huffpost dell’8 agosto scorso (Si vota? Sì, se regge l’asse Salvini-Zingaretti); le differenti idee in tema di economia e di giustizia, la necessità di muovere le “truppe” prima di possibili indagini giudiziarie che appannino la leadership salviniana, la presa di consapevolezza che la maggioranza del partito e, persino, dei potenziali elettori fosse favorevole ad una svolta e, ultimo ma non ultimo, il timore che un simile consenso nei sondaggi possa solo decrescere d’ora in avanti: tutto ciò deve aver indotto Salvini alla rottura.

 

“Io ballo da solo”. Nel deserto di Ferragosto solo il “Salvini beach tour”. Comunicazione politica: meglio da soli

 

Matteo Salvini, come una sorta di Rommel deciso a dar battaglia nel deserto, sceglie di iniziare la campagna elettorale fin da subito, nel pieno “deserto” estivo (deserto nel senso di assenza di avversari e in quello di implacabile anticiclone africano), avvantaggiandosi di un mese pieno estivo di campagna elettorale, sapendo che nessuno, almeno fino a metà settembre, potrà essere in grado di fronteggiarlo sul campo con efficacia. Una campagna lunga che sfianca gli avversari e che li costringe all’inseguimento sulla “sabbia calda”. Con le televisioni a corto delle grandi firme del giornalismo e di programmi ad alto share, ci sarà solo lui, con le sue dirette Facebook dalle spiagge e da Roma. La sua macchina di comunicazione social, guidata da Morisi, potrà operare, senza l’interferenza dei media mainstream, costringendo gli altri leader a inseguire il “Matteo beach tour”.

 

Ma non ci sarà solo lui. Che faranno Conte e Renzi?

 

Non è detto che la sua strategia non possa incontrare ostacoli: una cavalcata solitaria fino a metà ottobre può sfiancare chiunque e, soprattutto, potrebbe essere nociva una “personalizzazione” esasperata della sfida, rischiando di reiterare l’errore renziano del referendum. Così come potrebbe essere poco accorto rifiutare alleanze pre-elettorali con la Meloni, confidando nella forza della sola Lega, soprattutto se si tratta di conquistare i seggi uninominali. Ma Salvini ha già dimostrato di saper cambiare obiettivi e cavalli in corsa e, di qui alla data delle elezioni, molte cose potrebbero mutare. Senza ignorare lo scenario di un possibile governo di “decantazione” che faccia la manovra e porti il paese a votare a inizio 2020 e che finisca per fare il gioco sia di un Giuseppe Conte, possibile neo-leader in pectore di un ipotetico rassemblement in grado di intercettare anche il consenso dell’establishment, sia di Matteo Renzi che dovrà risolvere un dilemma cruciale: rimanere nel Pd accontentandosi di una quota minoritaria di parlamentari e rassegnandosi presumibilmente a un quinquennio di opposizione oppure mettere in piedi, in fretta e furia, la sua “cosa”, il suo “en marche” stilnovista per provare a costruire la contro-narrazione da opporre a quella di Salvini nella futura strategia di comunicazione politica.

A cominciare da due variabili potenzialmente in grado di mutare lo scenario elettorale: Giuseppe Conte, neo-leader in pectore del M5s, in grado di intercettare anche il consenso dell’establishment, e quel Matteo Renzi che dovrà risolvere un dilemma cruciale: rimanere nel Pd accontentandosi di una quota minoritaria di parlamentari e rassegnandosi presumibilmente a un quinquennio di opposizione oppure mettere in piedi, in fretta e furia, la sua “cosa”, il suo “en marche” stilnovista per provare a costruire la contro-narrazione da opporre a quella di Salvini nella futura strategia di comunicazione politica.

 

Salvini nuovo realista politico in senso machiavelliano?

 

In ogni caso nella comunicazione politica la scelta del tempo giusto è fondamentale: agire nel momento preciso in cui è troppo tardi per i tuoi nemici poter rispondere adeguatamente e, soprattutto, nel momento in cui nessuno si attende possa accadere nulla di rilevante. Alcuni commentatori ed esegeti guardano a Salvini come ad un novello “principe” machiavelliano (ma lo si scriveva anche di Renzi), interprete postmoderno del realismo politico, capace di essere multiforme, come la natura umana, “impetuoso” e “temporeggiatore” al contempo – per usare le parole dello stesso segretario fiorentino -. Il “principe” – come raccomandava Machiavelli – deve saper mutare la fortuna “matrigna” in occasione “propizia”. E l’occasione è arrivata in una sera d’agosto sulla spiaggia di Pescara. L’algoritmo, sia quello del “corpo” del leader che attraversa il paese sia quello della sua macchina comunicativa, non va in vacanza.

 

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