La Cosa renziana. Quel che resta del Partito Democratico

Alla fine è arrivato. Dopo anni di sospetti, ipotesi, annunci, teorie, alchimie partitiche, eccolo finalmente lo scisma renziano che prelude alla Cosa. Ma non è più quella occhettiana, su cui si interrogava il personaggio morettiano Michele Apicella di Palombella rossa ma addirittura una cosa post-post-occhettiana (Pds-Ds-Pd). Ma una cosa è una cosa è una cosa. Una rosa è una rosa è una rosa. “Stat “cosa” pristina nomine. Nomina nuda tenemus”. Il verso di Bernardo Morliacense, citato da Umberto Eco nel Nome della rosa, rivela che di ciò che è stato ci rimangono puri nomi (il nominalismo filosofico). L’essenza della Rosa-Cosa politica ormai è perduta: nessuno più ricorda quali fossero le idee e le passioni che condussero alla nascita del Partito Democratico. Ciò che doveva essere la sublimazione delle culture cattolico-centrista e postcomunista in un nuovo soggetto aperto alla modernità, rischia di apparire oggi un partito dell’establishment che deve recuperare la connessione sentimentale.

 

Matteo Renzi e l’Italia Viva. Scisma o eresia?

 

Etimologicamente il termine “scisma” deriva dal verbo greco “schizo” (“io spacco”) e significa separazione: da cui anche la parola “schizofrenia” (scissione in due della mente). In contesto religioso esso designa appunto una separazione che avviene nella comunità ecclesiastica. Troviamo la parola prima nella Lettera ai Corinti di Paolo e poi in Ireneo di Lione e in Agostino, dove lo scisma è una divisione che avviene in seno ad una comunità che non mette in gioco le verità e i dogmi della fede, mentre l’eresia comporta la messa in discussione dei dogmi teologali. Ma quello renziano appare più un’eresia che uno scisma. L’aver definito il Pd un partito novecentesco significa porre in discussione le forme della partecipazione e della decisione (il metodo democratico) e le idee che esso porta avanti. L’Italia Viva non sarà, negli auspici di Matteo Renzi, novecentesca, correntizia e non avrà le stesse liturgie del Pd. E’ quello che i teologi chiamavano teologia apofatica: dire ciò che Dio non può essere prima ancora di dire ciò che Dio è. Si passa dunque alla teologia catafatica: l’Italia Viva potrebbe essere, negli intenti occulti o espliciti del suo leader, contemporanea, postideologica, univoca, personalistica, centrista. Del resto, come evidenzia un articolo di Carlo Cerami sul sito del quotidiano Linkiesta, diretto da Christian Rocca, si contrappongono due idee di partito: un’idea “religiosa” di partito come “comunità” per il Pd e un’idea di partito personale carismatico e passionale per Matteo Renzi.

 

Italia Viva in nuce. Matteo Renzi racconta il suo futuro

 

Matteo Renzi ha tracciato le coordinate e gli orizzonti della nuova creatura politica, in un’ intervista rilasciata al Foglio, dove, oltre a sottolineare la distanza di linguaggio, stile e liturgie rispetto al Pd e a rivendicare le vecchie battaglie (Jobs act, referendum, politiche economiche), ha disegnato, tra realismo e wishful thinking, un partito della diarchia uomo-donna, della bellezza, del patriottismo pur in uno scenario europeo e cooperativo, un partito no tax e delle autonomie, la cui anima è quella delle persone che lavorano e del terzo settore. I riferimenti internazionali potrebbero essere Macron in Europa e Biden negli Stati Uniti.

 

Il partito eretico fuori e scismatico dentro. Renzi tra post-innovazione e realpolitik

 

Uno scisma endo-parlamentare con deputati e senatori che lasciano il gruppo del Pd. Probabilmente uno scisma consensuale con Zingaretti costretto però dallo stesso Renzi al matrimonio indigesto con il M5s. Non prelude a nessuna rivoluzione poiché il Renzi rottamatore non c’è più, la jeunesse renziana, idealistica e sognatrice, ha definitivamente lasciato il posto al realismo del politico puro che, pur di mettere fuori gioco Salvini, non esita a far accordi con l’arcinemico di ieri (in questo caso per Renzi l’arcinemico era il M5s). Semmai è un ritorno al centro. Una nuova Margherita ansiosa di calamitare forzisti scontenti e leghisti moderati; non è nemmeno più il socialismo alla Giddens che Renzi aveva vagheggiato almeno al principio cercando di coniugare Blair con Obama. E’ la post-margherita nel segno del civismo. Come comunicherà la Cosa nata tra le mura del Palazzo? Occorrerà trasformare la costola scismatica in movimento di opinione e rete territoriale. Lo si capirà alla Leopolda, quella in cui il Rottamatore sarà il leader esclusivo del suo golem parlamentare. Il nome della nuova cosa c’è già: l’Italia Viva. Una specie di palindromo lessicale che era stato già il nome di un’edizione della Leopolda.

 

Il Nuovo nasce nel Palazzo. Eterogenesi partitica in re

 

Ora il nuovo nasce nel Palazzo. Siamo lontani dal tempo in cui i movimenti politici prendevano prima forma nella società e poi si insediavano nelle istituzioni. Ma non soltanto nuove entità politiche si strutturano in re, negli scranni di Camera e Senato, ma accade anche che i partiti modifichino i loro assetti e perfino i loro valori rimanendo nel cuore del potere. Il nuovo governo ircocervo Pd-M5s nasce sostanzialmente per arginare la Lega di Salvini che avrebbe potuto vincere le prossime elezioni politiche. Solo che il tatticismo messo in campo da Di Maio e Zingaretti, per quanto quest’ultimo sia stato costretto obtorto collo all’innaturale alleanza e in qualche modo spiazzato dalla mossa di Renzi, pur avendo fatto nascere un governo – che pochi avrebbero immaginato -, dovrà tradursi in strategia, se i due partiti intendono davvero costruire una prospettiva di ampio respiro. D’altronde, come spiega Griffo, sul sito dell’Istituto di Politica, Italia Viva di Renzi potrebbe giocare un ruolo pro-sistemico, nella misura in cui potrebbe mediare tra il Pd, sistemico ed europeista, e il M5s, movimento che secondo l’autore è solo in parte istituzionalizzato e sempre tentato dall’antipolitica e dall’antiestablishment.

 

Nemici mai. Costruire identità senza opposizione

 

Venuta meno la dialettica schmittiana amico-nemico che conferiva senso al posizionamento politico di Pd e M5s, le due entità non potranno più autodeterminarsi per teologia apofatica, affermando ciò che essi non sono e, specificamente, delineandosi come partiti-contro, ma dovranno riscrivere un’identità che non potrà più essere opposizionale ma contigua, parlando a due bacini elettorali che non saranno più due popoli in lotta ma due cluster antropologici ormai più simili che divergenti. Il M5s muta ormai in partito di governo, equilibrista e trasformista, che abiura definitivamente i suoi dogmi e sposa la flessibilità, mentre il Partito Democratico entra in campo per sostituire di fatto la Lega di Salvini in un governo Conte 2, pur piazzando nella squadra di governo i propri esponenti nei ministeri chiave economici. Ma, subito dopo il formarsi della “strana coppia”, ecco lo scisma renziano, sempre annunciato o vagheggiato, ma divenuto realtà nel giro di pochi giorni, in una lunga estate calda politica.

 

Il nuovo ircocervo come cartel party? Una nuova offerta politica?

 

Un ircocervo, quello Pd-5s, che qualcuno ha definito un “cartel party” dove le differenze si annullano in nome di un programma salva-Italia e anti-Salvini e che potrebbe proporsi anche come offerta politica alle prossime elezioni amministrative. Dentro il quale si agitano però correnti e altri partiti in nuce: accanto ai dissidenti pentastellati (contrari all’ircocervo ma non ancora transfughi), si plasma la “cosa” renziana (L’Italia Viva) che, ancor prima di nascere nella società (sebbene esistano in embrione i comitati civici), prende forma in parlamento attraverso la costituzione di gruppi parlamentari sganciati dal corpaccione Pd. Insomma è l’offerta politica parlamentare, nata più per emergenza che per reale contiguità, a condizionare quella che sarà la nuova offerta elettorale, la quale sarà calibrata su uno scenario plausibilmente proporzionalista dove anche il partito del 5-7% potrà condizionare i futuri governi. E considerato che Italia Viva di Renzi è accreditata da Youtrend intorno al 4 % e che ovviamente vi è una ampio potenziale di crescita, non vi è dubbio che l’ex rottamatore giocherà da protagonista.

 

I nuovi scenari. La polifonia del pluralismo polarizzato

Trasformismo, adattabilità politica, cartel party, proporzionalismo come wishful thinking, ricostruzione di un bipolarismo destra-sinistra – checchè ne dica Di Maio convinto di poter rappresentare ancora un’offerta post-ideologica – che assomiglierà a quel pluralismo polarizzato teorizzato da Sartori. La sinistra larga zingarettiana, il pentastellatismo di governo post-ideologico, il centrismo renziano che ammicca ai transfughi di Forza Italia, il berlusconismo che prova ad addomesticare la destra salviniano-meloniana. Un pluralismo che le prossime elezioni regionali dovrà polarizzare ma che tornerà alla sua polifonia pura allorché si dovesse votare alle prossime politiche con una legge proporzionale pura.

Franco Forchetti

Ho sempre considerato la sfera del diritto e quella della politica come due facce della stessa medaglia. Il mondo delle regole e il mondo del potere: il potere che crea le regole, le regole che trasformano il potere di fatto in un potere di diritto.“

Norberto Bobbio, Sul mondo

 

Chi ha letto questo articolo è interessato anche a:

The Game. Da Pearl Harbor al Vietnam parlamentare. Reazione dell’ircocervo ed eterogenesi dei fini