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Salvini come capro espiatorio per la politica

 

Homo Sacer, Salvini e Sardine. No Coronavirus issues

 

Analisi politica della politica nonostante il Coronavirus

 

Proviamo a parlare di politica mentre quasi tutto il dibattito pubblico è egemonizzato dal coronavirus e dal Mes. Torniamo a parlare di Salvini, di Sardine e di futuri scenari politici.

Anche perché, ad emergenza finita, si tornerà a parlare di politica. La passione politica e partecipativa impone sovente un capro espiatorio, un homo sacer, per dirla con il filosofo Agamben (Homo sacer. Il potere sovrano e la nuda  vita, Einaudi, Torino 2005), l’uomo che, nel diritto romano arcaico, è uccidibile (nel senso che l’uccisore non viene punito)  ma non sacrificabile nelle forme del rito. Salvini rappresenta, metaforicamente, per i suoi nemici, colui che deve essere estromesso dal gioco politico e dal governo, e perciò politicamente “uccidibile”, ma, al contempo, egli è colui che non può essere sacrificato, nelle forme delle ritualità e del gioco della politica, nella misura in cui la sua “sacertà”, il suo essere laicamente “sacro”, è ciò che legittima e corrobora l’antisalvinismo, l’antidestra, coagulando, nel segno dell’antipopulismo, la galassia delle sinistre e del neocentrismo.

 

 Il governo Conte 2 nasce sull’antisalvinismo

 

Il Conte2 nasce per impedire a Salvini di vincere le elezioni, inducendo perfino Renzi ad un’indigesta alleanza con gli arcinemici pentastellati. L’ircocervo demo-penta-stellato è la mossa di arrocco che ha messo fuori scacchiera la Lega ma che, al contempo, è divenuta – pur nel tempo sospeso che il Covid19 ha generato – l’incubatore della nuova politica, la fabbrica di nuovi partiti e movimenti. Nell’ottica di un futuribile scenario proporzionale, riprende vigore il neocentrismo: da Italia viva di Renzi che riesuma un “margheritismo” liberale e neofemminista, rinnegando la terza via blairiana e confidando nei voti in uscita di Forza Italia ad Azione di Calenda, movimento liberalsocialista, di ispirazione “azionista” e pragmaticamente orientato al buon governo.

 

A sinistra arrivano le Sardine

 

A sinistra, mentre Zingaretti medita una palingenesi democratica, è esploso il fenomeno delle sardine, un flashmob di antipopulisti e di antileghisti, trasversale e transpartitico che, se dovesse politicamente strutturarsi, potrebbe raggiungere consensi elettorali significativi, ottenendo persino il beneplacito di Romano Prodi che sembra leggervi un fermento neoulivista. Ma naturalmente quello che è stato un grande movimento di piazza dovrà ripensarsi in modalità a distanza se è vero che, per i prossimi mesi, di adunanze e flashmob non vi sarà traccia.  Ma le sardine potrebbero insidiare sia l’area elettorale del Partito Democratico sia quella del M5s. Dei 5 stelle le sardine paiono condividere l’originario movimentismo, evocando i meet-up, ma distaccandosene sul versante del linguaggio che esplicitamente rifiuta l’aggressività verbale del grillismo delle origini. Le sardine sembrano rifiutare l’uso propagandistico dei social se finalizzato alla costruzione della leadership carismatico-populista ma ovviamente fanno uso dei social per aggregare e coordinare le adunanze di piazza.

 

L’ analisi di Campi del milieu bolognese delle Sardine

 

Che il sardinismo possa essere la ripresa del grillismo delle origini, incarnando “l’onda lunga dell’anti-partitismo”, lo ipotizza Alessandro Campi che al fenomeno dedica un’analisi esaustiva che non trascura l’elemento della “bolognesità” dell’operazione (http://www.istitutodipolitica.it/sardine-e-gattini-lanti-partitismo/): nasce a Bologna per contrastare le adunanza salviniane, un girotondismo “al ragù” che “pesca” una metafora ittica da contrapporre al “capitano-capitone” Salvini. Le sardine (quelle ittiche) sono piccole, numerose, nutrienti, ricche di omega 3, poco costose ma sostanziose, e, in senso lato, per stare tutti in una piazza bisogna stringersi appunto come sardine in scatola. Ironia, provocazione, reazione ittica ai “grandi pesci”: il tutto inizia nella città di Romano Prodi, di Umberto Eco, del ’77, di Radio Alice, di Franco “Bifo” Berardi, di Guccini (che però arrivava dalla provincia), dei Lunapop, di Lucarelli e del suo ispettore Coliandro, di Lucio Dalla – la cui canzone “Come è profondo il mare” viene citata nel Manifesto delle Sardine. Un’aria di famiglia che significa cultura, fantasia, ironia, dissacrazione. Un modo per far rifulgere ancora quella bolognesità di sinistra irriducibile al vento leghista, quella tradizione innovativa che non si lascia irretire.

Attenti al manicheismo politico

 

“Noi siamo le sardine, e adesso ci troverete ovunque”, “Bologna non si Lega”: da Bologna “la dotta”, culla del prodismo, giunge l’ennesimo esperimento di quel formidabile laboratorio politico chiamato “Italia” che rischia, però, laddove individui nel “salvinismo” una sorta di male ontologico da sradicare, di consolidare ancor più il blocco di destra, dirimendo appunto il bacino elettorale e costringendo quest’ultimo alla scelta manichea tra sinistra e destra. Ecco perché possono essere solo le operazioni trasversali, dentro le quali annoveriamo i neo-partiti come Italia Viva e Azione, nel nome del centrismo e del moderatismo, a scongiurare il “codice binario” in politica, depotenziando sia l’ultrasinistra che l’ultradestra, tanto più in uno scenario elettorale che si accinge a divenire proporzionale. Sardine sì ma con judicio.

 

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